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16 febbraio 2010

INVITO

27 luglio 2007

CEMENTO & MEDARDO

Quèi de la nòte: così si erano autodefiniti, traducendo nel nostro dialetto il titolo di una celebre trasmissione di Arbore.
Ormai sono passati più di quindici anni da quando questa formidabile coppia, uno dopo l'altro, se ne andata, forse a cantare serenate con gli angeli. Quante serate indimenticabili, passate ad ascoltare le loro esibizjoni: Cemento alla Chitarra e Medardo all'armonica e tutti e due, jn coro, a cantare stornelli, vecchie canzoni, del repertorio classico ed, in particlare, del folklore locale. Fortissime le macchiette in dialetto castellano che riuscivano ad imbastire. Un vero e proprio cabaret nostrano, casareccio, condito da una verve unica e irripetibile. Si erano inventati un modo meraviglioso di vivere il loro pennsionamento. Ma il destino ce li ha portati via, ancora nel pieno della loro voglia immensa di stare con noi, per rallegrarci ancora con la loro contaminante brama di vivere e di restare sempre giovani. Sono certo, comunque, che quanti li hanno conosciuti, amati e apprezzati, non li dimenticherà tanto facilmente.

4 febbraio 2007

Quando si ballava al Teatro degli Illuminati





Molti di voi mi hanno scritto chiedendomi notizie e testimonianze dei bei tempi, quando a Carnevale si ballava al Teatro degli Illuminati, in particolare, negli anni '60 del secolo scorso. Mi accingo quindi a dare qualche ragguaglio con qualche foto di contorno, anche se con grande nostalgia: mi chiedete di parlarvi della mia gioventù e del periodo, forse non il più bello, ma senz'altro, il più spensierato della mia vita .
A quel tempo facevo parte dell' O.R.E.S.T., la società che aveva in gestione il Teatro Comunale per il periodo carnevalesco. L'uso del teatro per i balli di Carnevale risaliva ad una vecchia tradizione cittadina, ormai interrotta.
Oltre ai Veglioni organizzati dai Rioni o da partiti politici, negli anni dell'immediato dopoguerra, vi furono anche quelli di alcune associazioni di categoria, come i tipografi o della stampa. L'O.R.E.S.T. invece organizzava le date non coperte, il Veglione di fine d'anno, il Veglioncino di Carnevale, il Festival dei Bambini, pomeriggio dedicato ai più piccoli, con ricchi premi alle mascherine, che si teneva il giovedì grasso e, fiore all'occhiello del l'organizzazione, il VEGLIONISSIMO DELLA CAMBIALE.
A questo particolare evento, nell'arco delle quattordici edizioni che si susseguirono, ebbe come ospiti i maggiori cantanti o attrazioni di moda in quegli anni. Si alternarono sul palco Rita Pavone , Nico Fidenco, Gianni Morandi, Ornella Vanoni, Domenico Modugno, John Foster, La Roman New Orleans Jazz Band, The Rockers, Patty Pravo e tanti altri.
Famosi sono rimasti anche i Pomeriggi Danzanti della Domenica, spesso allietati da ospiti di grande successo come Mal dei Primitives, Johnny Dorelli, Il Quartetto Cetra, Claudio Villa, Nini Rosso, Alighiero Noschese, Sergio Endrigo, Giorgio Gaber, ecc. ,ecc.
Mi riprometto di tornare sull'argomento e di riparlarne più esaurientemente. Nel frattempo potete chiedermi, anche per e- mail, eventuali notizie che più vi stuzzicano.

LE FOTO: dall'alto
1)Nico Fidenco firma autografi a delle fans.
2)Lucia e Tata del Quartetto Cetra con me, Goffredo Niccolini e il Bibi ( Antonio Guerrini ).
3) Rita Pavone (18 anni) al Veglione della Cambiale del 1963.
4) Gianni Morandi, con me. Domenico Bertoldi ( Menco "matto") e il Maestro Ernestino Ottaviani. Era la Cambiale del 1966.

28 gennaio 2007

VEGLIONE DELLA MATTONATA

Questo qui riprodotto è il bozzetto che ho realizzato per l'invito al Veglione Sociale del Rione Mattonata, che avrà luogo il 17 Febbraio prossimo. La scenetta racconta quanto avvenne tanti anni fa. Bisogna tornare con la memoria all'immediato dopoguerra. I vicoli della Mattonata dovevano sembrare ai tutori dell'ordine una zona da tener sotto controllo , dato che le pattuglie dei Carabinieri non mancava sera che non facessero controlli per le strade e, in particolare, nelle osterie del rione. Queste erano i soli punti di aggregazione dei giovani del vicinato. Vi si riunivano per giocare a carte, alla morra o, semplicemente, per stare insieme a chiacchierare, bevendo un buon bicchiere di vino e , molto spesso, anche qualcuno in più. Ed era in queste occasioni che più di una volta era nata qualche bega con alcuni militi dell' Arma. Ma quei giovani andavano anche un po' compresi: molti erano da poco rientrati dal fronte, dalla macchia o dai campi di prigionia dell'uno o dell'altro campo avverso. infatti c'era chi rientrava dalla Germania chi dall'America o dall'India ecc.. e tutti avevano una gran voglia di tornare a vivere una vita normale e , se possibile, migliore. Ma il lavoro non c'era per tutti e bisognava arrangiarsi. Ma la voglia repressa di tornare a vivere veramente era tanta che dappertutto si inventavano sale da ballo. Bastava un fondo e un'orchestrina rimediata o, spesso , un grammofono e qualche vecchio disco gracchiante. Ed è proprio in questo clima che nacque l'idea di riprendere l'antica tradizione del Veglione Rionale da tenersi al Teatro. E fu vera apoteosi: tutto il rione si organizzò . Le donne prepararono montagne di castagnole, di torcoli,crostate e di crostini "briachi". Fu scritto l'inno per l'occasione e che ancora si canta:
La Mattonèta al Vegghione và,
jucchellì, jucchellì, jucchellà,
cu le bele maschiòle vicino
e,sotobracio 'mm bel fiasco de vino.....
La sera stabilita, verso le nove, partirono tutti, sui carri e sui barocci tutti agghindati, fra stelle filanti, coriandoli e canti e si avviarono verso il Teatro, con una gioia in cuore che forse non avrebbero mai più riprovato, neanche nei tempi certamente migliori che sarebbero susseguiti. Ma prima di andare, i giovani lasciarono un cartello per i Carabinieri : 'STA SERA 'NN CI SEMO!. Ecco spiegata la scenetta del bozzetto. Io ero molto piccolo, ma il ricordo di quella sera non mi ha mai abbandonato.